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Google ha lanciato una nuova estensione per Google Chrome chiamata Password Checkup in grado di rilevare se i nostri dati di login sono stati compromessi in un precedente attacco hacker.

Il funzionamento dell'estensione è semplice. Una volta installata rimarrà in background, notificandoci con uno scudo verde se non ci sono problemi. Non appena andremo a inserire i nostri dati di login su qualche sito che risulta essere stato compromesso l'estensione entrerà in funzione

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Come molti di voi sapranno Google ha, qualche mese fa, decretato la fine di Google+ come noi lo conosciamo. Oggi Google ha annunciato quali saranno i passi che porteranno alla chiusura e alla cancellazione dei dati relativi ai profili Google+ degli utenti.

A partire dal 4 febbraio 2019 non sarà più possibile creare nuovi profili, pagine, community o eventi su Google+. Tutti i commenti generati da Google+ su siti web esterni verranno

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Ecco il comunicato di Google Search Console:

Gentile utente di Search Console,

“Stiamo aggiornando una o più delle tue proprietà nell'ambito dell'iniziativa incentrata sui contenuti per dispositivi mobili. Ciò significa che potresti riscontrare nei log relativi a tali proprietà un aumento del traffico proveniente da Googlebot per smartphone. Potresti notare anche che gli snippet nei risultati della Ricerca Google sono generati dalla versione per dispositivi mobili dei tuoi contenuti.

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Giorni di fermento per i browser. Microsoft, dopo molteplici indiscrezioni, ha confermato che Edge rinascerà e sarà basato su Chromium, il browser open-source creato da Google e da cui deriva Chrome. La casa di Redmond vuole “apportare contributi significativi al progetto Chromium, in modo tale da rendere non solo Microsoft Edge – ma anche altri browser – migliori sia su PC sia su altri dispositivi”. In tutto questo Google ha deciso di

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Vi ricordate di Fuchsia OS? Ne ho parlato a più riprese qui su LFFL. Fuchsia è il sistema operativo del colosso di Mountain View che ancora oggi è avvolto nel mistero. Sappiamo che la società ci sta lavorando da diverso tempo ormai (le prime tracce risalgono a oltre due anni fa) e che, a differenza di Android, non è basato sul kernel Linux ma su un microkernel proprietario, chiamato inizialmente Magenta

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A marzo è stato il turno dello scandalo di Facebook, che porta il nome di Cambridge Analytica: i dati di più di 80 milioni di persone erano a disposizione di quella società per fare profili, comparazioni e non si sa cos’altro. E sebbene iscrivendosi a Facebook si permetta l’accesso ad una certa serie di dati, nel caso specifico tale permesso non era stato dato: a tutti gli effetti i dati sono stati rubati.
Lo

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Gli ingegneri di Google sono al lavoro per introdurre nel kernel Linux il supporto per l’Apple Magic Trackpad 2. Il Magic Trackpad 2 è un trackpad esterno che porta la tecnologia Force Touch anche sugli iMac e MacBook meno recenti. Di fatto è una versione più grande dei touchpad che trovate sui MacBook.

Questo dispositivo non è in realtà nuovissimo: è stato lanciato da Apple nel corso del 2015. Gli utenti in

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Altro giorno, altra bufera intorno a Google ed ai suoi prodotti.

Dopo il controverso caso della rimozione di parti di dominio visibili nelle URL e la modifica di impostazioni da remoto sui device Android, l’ultima scossa punta ancora al famoso browser dell’azienda di Mountain View.

Già perchè Chrome, come molti browser ad oggi, fornisce un metodo comodo per cancellare i cookies accumulati nel tempo. Per semplificare, i cookie permettono ai siti di caricare

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Google sicuramente ha aiutato a definire internet così come lo conosciamo, arrivando in alcuni casi a diventare sinonimo di internet stesso (quante volte qualche nostro parente ci ha chiamato perchè “non andava più Google”?).

Seppur con i suoi prodotti si pone come a paladino della libertà degli utenti e dell’open source, e nonostante l’incredibile lavoro che abbia innegabilmente fatto per quest’ultimo, spesso inciampa e mostra quello che è uno dei suoi lati,

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Molte volte non ci si fa caso a queste piccole variazioni, sono qualcosa di impercettibile e solo un occhio attento se ne accorge. Prendi il “www” che viene anteposto a tutti i domini: è talmente parte del contesto che ormai c’è o non c’è nessuno se ne accorge. O meglio, quasi nessuno.

Aprendo Chrome, il browser di Google, e digitando un sito a caso, per dire, www.google.com, e premendo invio, ci si troverà

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